Proust e la gioia

Traduzione di Alessandra Aloisi
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  • EditoreEdizioni ETS
  • CollanaPhilosophica
  • Anno2013
  • Pagine144
  • Formato14x22 · brossura
  • LinguaItaliano
  • ISBN9788846736369

Che esistenza crudele quella che prima alimenta le nostre speranze, accende i nostri desideri e poi li annienta! Che amara realtà quella contro cui si scontra un’immaginazione di per sé libera, illimitata, inebriante! Alla ricerca del tempo perduto sembra fare di questa constatazione una legge e presentarsi come il romanzo della sofferenza e della noia, dato che la realtà, o almeno l’idea che ne abbiamo, finisce sempre per deluderci.
Quello che tuttavia si tratta di fare è mostrare come quest’insoddisfazione nasca da una mancanza ancora più profonda, inscritta nel cuore stesso del reale, nella sua presenza bruta e immediata: il nostro rapporto con il mondo rivela una mancanza che, in quanto aspettativa delusa, è il segno o l’indizio di una verità situata al di là della realtà semplicemente presente, o meglio contenuta implicitamente in essa. La mancanza o l’insufficienza che sentiamo continuamente indica, come in filigrana, l’al di là o il rovescio dell’esperienza, quel suo lato nascosto da cui Proust ricava il senso della letteratura e dell’arte in generale.

Miguel de Beistegui insegna filosofia all’Università di Warwick (UK). È autore di numerosi testi sul pensiero filosofico contemporaneo, tra i quali: The New Heidegger (Continuum, 2005), Truth and Genesis: Philosophy as Differential Ontology (Indiana University Press, 2004) e Immanence and Philosophy: Deleuze (Edinburgh University Press, 2010).

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