Livorno cruciale XX e XXI

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  • EditoreEdizioni ETS
  • CollanaLivorno cruciale XX e XXI
  • Anno2013
  • Pagine96
  • Formato17x24 · brossura
  • LinguaItaliano
  • ISBN9788846737656

Rinnovarsi continuamente, precorrere i tempi (quando possibile), spaziare a 360° su arte e architettura, tra un passato tutto da rileggere e un presente da comprendere, inserendosi nel vivo del dibattito culturale cittadino, in parte sopito, con il manifesto obiettivo di stimolare ed incoraggiare ogni buona iniziativa e ogni perspicace riflessione, ma anche di disapprovare, con spirito critico, ciò che ai nostri occhi appare privo di senso o inopportuno.
Sono certo che il nuovo direttore della rivista, Francesca Cagianelli, alla quale va un “in bocca al lupo” da parte di tutta la redazione, continuerà a muoversi su questa linea editoriale, tenacemente tracciata dal suo predecessore Dario Matteoni.
Il tema portante di questo numero sono i fiori; niente di più appropriato, verrebbe da dire, per accompagnare questo passaggio di testimone, in continuità con quello che è stato. Da una stessa pianta con radici ben fondate sbocceranno sempre, se alimentata con cura e passione, dei fiori bellissimi. È la metafora della vita stessa, sovente descritta dall’uomo proprio attraverso le piante: nature morte e paesaggi in ambito pittorico, parchi e giardini in quello architettonico, sono i generi che hanno permesso, assieme al poetico-letterario, di trasfigurare meglio degli altri il regno vegetale in opere d’arte. Talvolta questo tema è stato trattato, erroneamente, come un fenomeno effimero legato alla moda del momento. È indubbio che vi siano stati periodi in cui piante e fiori hanno incontrato minore o maggiore successo, il secolo XIX ne è una testimonianza, ma è altresì vero che, figurati in chiave simbolica o ritratti dal vero, protagonisti indiscussi o anche solo elementi di corredo, questi organismi viventi sono da sempre uno dei soggetti prediletti dagli artisti. Come non ricordare a tale proposito i dipinti di Corrado Michelozzi, il pittore dei fiori, la cui poetica è stata sapientemente rivalutata da Francesca Cagianelli nel suo saggio, oppure i numerosi giardini segreti che ancora oggi danno bella mostra di sé in un cospicuo numero di dimore livornesi del primo Ottocento. Ma l’episodio più noto è forse quello del parco di Villa Fabbricotti, raccontato nel volume da Paola Baldari, nel quale natura e architettura si fondono tramite il progetto; niente è lasciato al caso anche là dove alberi e fiori sembrano disporsi senza un ordine predefinito. Siamo nuovamente di fronte a un’allegoria, quella dell’homo artifex che plasma il mondo, piegando sovente la natura che lo circonda, non solo per garantirsi un’esistenza migliore, ma anche per poterne trarre un godimento estetico.

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