Bergson e la filosofia
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Pensare, per Bergson, significa "invertire la direzione abituale del lavoro del pensiero". Dicendo questo, egli lancia due avvertimenti in uno. Il primo, in base al quale non è possibile pensare immersi nelle abitudini e nelle fabulazioni condivise, sottomessi alle regole d'obbedienza dell'ordine sociale. Il secondo, ancora più radicale, in base al quale, poiché pensare non è un'attività spontanea, propria della natura umana, non è possibile pensare in maniera adeguata e integrale semplicemente in quanto uomini. Sono avvertimenti che implicano inoltre un'immagine del pensiero come resistenza. Pensare significa resistere agli ammiccamenti del senso comune, alle sirene del consenso, alla facilità dell'imitazione e dell'automatismo, alla nostra stessa, costitutiva stupidità - rispetto alla quale pensare è un'eccezione. Pensiamo davvero solo contro l'ordinaria sottomissione del pensiero all'obbligazione sociale e antropologica. Ma per pensare non basta resistere alla direzione abituale del pensiero, bisogna invertirla - andare contro la nostra natura, per riprendere il movimento di una potenza vitale superiore; oltrepassare la natura umana, per conquistare, oltre l'uomo, il piano della Natura. La resistenza è effettiva solo quando si produce, quasi involontariamente, come l'effetto secondario di una potenza creatrice.
Paolo Godani (La Spezia 1974) è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia dell'Università di Pisa. E' autore di: Il tramonto dell'essere. Heidegger e il problema della finitezza, Edizioni Ets, Pisa 1999; Estasi e divenire. Un'estetica delle vie di scampo, Mimesis, Milano 2001; L'informale. Arte e politica, Edizioni Ets, Pisa 2005. Ha curato inoltre, assieme a D. Cecchi, il volume Falsi raccordi. Cinema e filosofia in Deleuze, Edizioni Ets, Pisa 2007.