La verità come trasformazione di sé
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Accanto alle verità che sono considerate vere universalmente, in maniera indipendente da chi le enuncia (ma ve ne sono?), ci sono delle verità che, in confronto a queste prime, sono 'vere' solo tra virgolette: verità, a cui è necessario dare un posto nella propria esistenza per farle essere vere, e che diventano tali se e solo se un'esistenza intera si trasforma intorno a esse e se le assimila in vivo. Queste verità, come le verità religiose o 'esistenziali', devono in altri termini la loro validità all'incontro con l'esperienza singolare, che le declina e le articola, le riempie di un contenuto e le rende così (di nuovo) vere – vere per qualcuno. In questo senso, esse non sono vere indipendentemente dal modo in cui vengono assimilate, in cui trasformano colui che se ne appropria, e si trasformano con lui.
Forte è allora la tentazione di classificarle come soggettive e liquidarle come 'verità' in senso lato.
Quale posizione assume o è disposta ad assumere la filosofia nei confronti di esse? Può l'argomentazione filosofica favorire non la trasmissione di un sapere universale, ma la realizzazione di un 'potere' - una trasformazione di sé da parte di colui che la pratica o che ne riceve la comunicazione?
Attraverso la lezione di Pascal, Kierkegaard e Wittgenstein, il libro esplora l'orizzonte di riflessione che queste domande aprono al discorso filosofico.
Chiara Piazzesi si è formata all'Università di Pisa, alla Scuola Normale Superiore di Pisa e all'Università di Lecce. Tra le sue pubblicazioni, Nietzsche: fisiologia dell'arte e décadence (Conte 2003); Abitudine e potere. Da Pascal a Bourdieu (Edizioni ETS 2003); L'eresia della libertà. Omaggio a Paolo Cristofolini, a cura di C. Piazzesi, M. Priarolo e M. Sanna (Edizioni ETS 2008).